"In altre parole, con la nascita del Pdl il passaggio da un bipolarismo di coalizioni imperniate sui leader ad una democrazia dell’alternanza incentrata sui partiti, compie un decisivo passo avanti. Ciò determina da un lato una riduzione della frammentazione che premia le due forze maggiori, ma dall’altro, a dispetto delle ambizioni bipartitiche di molti, delinea un moderato multipartitismo in cui il ruolo delle forze intermedie è tutt’altro che irrilevante ed anzi appare destinato ad accentuarsi.
E’ uno scenario che il Pd ha tutto l’interesse a favorire, ma ciò ha alcune implicazioni che non possono essere eluse. La prima è quella di riconoscere pienamente la realtà del nuovo partito, superando ogni residua concezione ideologica del bipolarismo fondata sull’antiberlusconismo e coniugando la nettezza dell’opposizione con la capacità di proposta e la costruzione di alleanze politiche e sociali capaci di evitare il ricompattamento intorno a Berlusconi di un più ampio blocco sociale di centrodestra. La seconda condizione è abbandonare definitivamente l’interpretazione sostanzialmente bipartitica della “vocazione maggioritaria” che era stata fatta propria dalla segreteria Veltroni."
E’ uno scenario che il Pd ha tutto l’interesse a favorire, ma ciò ha alcune implicazioni che non possono essere eluse. La prima è quella di riconoscere pienamente la realtà del nuovo partito, superando ogni residua concezione ideologica del bipolarismo fondata sull’antiberlusconismo e coniugando la nettezza dell’opposizione con la capacità di proposta e la costruzione di alleanze politiche e sociali capaci di evitare il ricompattamento intorno a Berlusconi di un più ampio blocco sociale di centrodestra. La seconda condizione è abbandonare definitivamente l’interpretazione sostanzialmente bipartitica della “vocazione maggioritaria” che era stata fatta propria dalla segreteria Veltroni."
